Metodi e strumenti per ottimizzare il Workplace in ambienti industriali

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28 marzo 2019

Se un’azienda vuole realizzare prodotti di alto livello qualitativo, anche l’attenzione alle condizioni di lavoro dei suoi operai deve essere mantenuta su un livello egualmente elevato, a partire dalla postazione di lavoro che deve essere ergonomica e confortevole.

Il rischio posturale può causare gravi inconvenienti alla salute e spesso viene associato unicamente agli aspetti che richiedono uno sforzo fisico, come la movimentazione manuale dei carichi.

Tuttavia, altrettanto importanti sono i rischi associati ai movimenti ripetitivi, per esempio nei processi di assemblaggio manuale, così come alle attività lavorative che, pur senza richiedere sforzi, possono causare l’assunzione di posture incongrue (per esempio assemblaggio, saldatura, manutenzione e così via).

È certamente preferibile affrontare il tema dell’ergonomia nella fase di progettazione di un processo lavorativo, ma efficaci azioni correttive e di rimedio possono essere predisposte in qualsiasi stadio del processo lavorativo.

 

Le più diffuse metodologie per l’analisi ergonomica

Gli aspetti posturali sono da considerare non tollerabili nel caso in cui comportino per gli operai disagi a breve termine e creino patologie morfo-funzionali a lungo termine.

La valutazione del rischio legata a posture incongrue deve, quindi, portare innanzitutto a discriminare le situazioni accettabili da quelle non accettabili.

Diversi sono gli strumenti e le metodologie che sono state sviluppate per aiutare a valutare correttamente i rischi e fornire supporto nella progettazione di condizioni ottimizzate.

Tra le metodologie più note rivolte allo studio delle posture ricordiamo RULA, NAS-OBI e OWAS.

Rapid Upper Limb Assessment (RULA) è uno strumento per l’assessment ergonomico che valuta il carico biomeccanico e posturale associato all’attività lavorativa su tutto il corpo, con particolare attenzione al collo, al tronco e agli arti superiori. Una valutazione RULA ha il pregio di richiedere poco tempo per essere completata; determina un punteggio e genera un elenco di azioni corrispondenti al livello di intervento richiesto per ridurre i rischi dovuti al carico fisico sull'operatore.

OWAS identifica le posture di lavoro più comuni per la schiena (4 posizioni), le braccia (3 posizioni), le gambe (7 posizioni) e il peso del carico gestito (3 categorie). La postura di tutto il corpo è descritta tramite queste parti del corpo con un codice a quattro cifre. In tutto sono previste 252 posture, organizzate in quattro categorie di azioni che richiamano altrettante necessità di cambiamenti ergonomici.

Il metodo NASA-OBI esamina le forze fisiche statiche che influenzano lo scheletro e il sistema muscolare, descrivendo i carichi dannosi per la salute mediante un diagramma. Ogni momento del flusso di lavoro esaminato viene valutato su una scala da 1 a 4: un punteggio pari a 1 indica che non è richiesta alcuna modifica e pari a 4 che è necessario un cambiamento immediato.

L’uso di diagrammi a “spaghetti” consente di misurare la lunghezza del percorso effettuato da un lavoratore che si muove all’interno del sito produttivo in un determinato intervallo di tempo. Alcuni strumenti software permettono di effettuare questa valutazione fornendo elementi di visualizzazione intuitivi: per esempio visualizzando il percorso come piccole sfere all’interno di uno spazio virtuale 3D e inserendo il fattore tempo in modo automatico in base a una “timeline” definita.

Un altro parametro importante per valutare l’ergonomia del Workplace, soprattutto nel caso di operai che svolgono compiti ripetitivi su macchinari specifici è l’analisi di raggiungibilità. Questa analisi permette di valutare la portata delle braccia rispetto alla posizione degli oggetti e dei dispositivi, ottenendo informazioni essenziali per eventuali processi di riprogettazione. Per fornire risultati efficaci, questo tipo di analisi deve preferibilmente appoggiarsi su software specifici, dotati di strumenti di calcolo e valutazione in grado di tenere in considerazione la differente corporatura di ogni lavoratore.

I risultati forniti da tutte queste metodologie rappresentano un irrinunciabile supporto per raccogliere indicazioni, correlarle e contestualizzate all’interno della specifica mansione e del contesto, sia esso manifatturiero, ospedaliero o architettonico.

 

La normativa di riferimento in Italia

La metodica attualmente più accreditata per svolgere una valutazione del rischio da posture incongrue si basa su una serie di checklist preliminari messe a punto all’interno della ISO/TR 12295 relativamente alle posture assunte da testa, collo, tronco, braccia e gambe. Qualora, a seguito delle checklist, si pervenga a un esito accettabile, non serve procedere a ulteriori approfondimenti.

In caso contrario si rende necessario una valutazione approfondita del rischio basata sul metodo ratificato nella norma internazionale ISO 11226: 2000 “Valutazione delle posture di lavoro statiche” per poter definire una postura congrua o incongrua.

Questo standard definisce 40 posizioni statiche durante il ciclo di lavoro, intese come posture che sono mantenute per più di 4 secondi senza prevedere alcuno sforzo (o minimo); fornisce informazioni a coloro che sono coinvolti nella progettazione, o riprogettazione, delle postazioni di lavoro in ambienti produttivi.

Ai fini dell’ottimizzazione del Workplace, altrettanto importante è la UNI EN 1005-4 “Sicurezza del macchinario - Prestazioni fisiche umane - Parte 4: Valutazione delle posture di lavoro e dei movimenti in relazione alle macchine”.

Si tratta di uno standard internazionale nato per valutare i rischi per la salute dovuti a posture e movimenti correlati alla macchina, in condizioni di assenza o minimo sforzo. Fornisce indicazioni relative ad attività quali il montaggio, l'installazione, il funzionamento, la regolazione, la manutenzione, la pulizia, la riparazione, il trasporto e lo smantellamento.

Questa norma europea definisce 33 tipi di posture a frequenza elevata ovvero che si verificano più volte di quanto è consentito dallo standard, evidenziando, per ogni parte del corpo, le condizioni che determinano un rischio Accettabile, Accettabile in particolari condizioni e Non accettabile.

Nel caso di attività lavorative che prevedono più compiti di diverso tipo, l’ottimizzazione del Workplace richiede uno studio organizzativo che tenga conto della durata dei diversi compiti nel corso dell’attività lavorativa complessiva, valutando separatamente i rischi posturali associati a ciascun compito, per poi riaggregarli in modo da definire un indice di esposizione complessivo.

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